7.13.2013

Il blog è migrato verso nuovi lidi

Da un po' di tempo, questo blog è migrato su piattaforma Wordpress e si occupa solo più di traduzione. Finito il master di I livello in Localizzazione che sto seguendo, prometto di occuparmi ancora anche di genere.

Per chi volesse continuare a seguirmi:
http://entraduisanttranslation.wordpress.com/

Sono anche su Facebook, Twitter, LinkedIn

11.08.2012

Un blog sulla violenza nelle relazioni



Questo è un blog che parla di "violenza nelle relazioni". Lo consiglio a chiunque sia interessata/o a livello personale o professionale alla tematica della violenza sulle donne.

Io l'ho trovato FONDAMENTALE.

È la presa di coscienza a posteriori di una donna che racconta tutto quello che le passava per la testa durante e dopo le violenze. Comprese le cose scomode, la sua voglia di tornare dal "violento", i sentimenti negativi verso chi cercava di aiutarla (perché lo faceva imprigionandola in schemi non suoi e non ascoltandola).

Ci sono anche le proposte, i suggerimenti...

C'è la consapevolezza di raccontare UNA storia, che è importantissimo, perché di storie di donne ammazzate ne abbiamo sentite tante, ma tutte raccontate dopo - non dalla protagonista (perché non c'è più e non può più farlo). Ora abbiamo invece l'occasione di ascoltare una persona a cui non è andata come alle altre cento e più donne uccise dal primo gennaio 2012 e a quelle che le hanno precedute negli anni passati, e che ci dice che però poteva succedere, e che ci spiega che poteva succedere forse anche perché il sistema che si crea attorno alla "vittima" delle violenze è un sistema repressivo, carcerario... E se sei in prigione è perché sei "colpevole". Credo emerga bene quest'idea che c'è il rischio che la donna si senta colpevole, e di nuovo privata della sua libertà – come prima –  ma in modo diverso... Privata della sua libertà dai genitori, dall’amica, da chi la vuole salvare a tutti i costi perché "io la amo veramente e so cosa è giusto per lei". Non sono forse le stesse parole del carnefice?

Vorrei che questo blog fosse letto dagli aspiranti salvatori e dalle aspiranti salvatrici. Perché capiscano anche loro (come viene richiesto a chi legge le storie di queste donne sui giornali e deve decostruire la notizia perché viene data troppo spesso come la notizia di un uomo “troppo innamorato” o “innamorato alla follia” o “pazzo di gelosia”) che non è per amore che si fa violenza su una persona. Infatti - come dice l'autrice del blog - anche togliere alla donna la propria indipendenza (economica, negli spostamenti, di madre, mentale) è una violenza che si fa su di lei e che potrebbe spingerla di nuovo nelle mani dell'uomo che l'ha quasi uccisa, forse per l'ultima volta.

C'è uno dei post dove "marinalibertaria" racconta in maniera chiara e dolorosa tutto questo. I suoi (carcerieri) la "tengono chiusa in casa per il suo bene" (ancora parole che mi ricordano quelle del carnefice) e lei scappa. Incontra il suo ex in macchina, in periferia. Dice anche che lo abbraccia, e che se l'avesse respinto invece chissà... (Non era calcolo, lei voleva abbracciarlo e il blog spiega bene tutte queste contraddizioni perché è finalmente un'auto-narrazione e non la narrazione allineata della violenza che circola solitamente e viene proposta nella maggior parte dei casi.)

Bene, questo post mi ricorda una delle storie di "Se questi sono gli uomini" di Riccardo Iacona, in cui il giornalista di Presadiretta racconta le storie delle donne uccise in Italia recentemente. Mi perdonerete se non ricordo la pagina, la donna… perché ho questo libro sul comodino ma proprio non riesco a leggerlo in altro modo se non un piccolo pezzo per volta, e per il momento sono state letture scelte aprendo il libro a caso, smettendo dopo poco, fa troppo male. Questa donna comunque va all’appuntamento con il suo assassino in auto. Si fermano entrambi in periferia. In macchina c’è anche la figlia. Lui le spara.

Ora: io non credo che tutte le donne abbiano avuto la stessa esperienza dell’autrice di “finchè morte non vi separi”. Che tutte siano salite su quell’auto (o siano andate a piedi o abbiano preso la bici, ma cosa importa?) per scappare da una seconda violenza che stavano facendo loro sempre “in casa loro” e sempre “per il loro bene”: la violenza di non permettere che queste donne si auto-determinassero, quella di ritenerle troppo deboli (o troppo stupide?) per capire da sole cosa era meglio per loro. Però: possiamo legittimamente chiederci se a qualcuna è capitato? Se così è stato, io credo che questo blog possa aiutare ad evitare che succeda di nuovo. Se letto, soprattutto, da chi lavora (o è volontaria/o) nel campo della violenza sulle donne.

Vi consiglio quindi di cliccare sul link. Di cercare gli articoli più vecchi. Di partire dal primo, arrivare all’ultimo e poi seguire il blog via mail e continuare a seguire la storia. Nei commenti ai post c’è sempre il richiamo all’articolo seguente. Poi troverete anche, in mezzo, qualche post di polemica. Perché pare che questo blog sia già stato letto da qualcuna che si occupa di violenza sulle donne e che non sia stato apprezzato. Forse è stato letto come un’accusa. Forse lo è. Ma è anche e soprattutto il blog di una donna che parla di violenza. Non sulle donne, ma su di sé. Che racconta (e chiede di ascoltare) la sua esperienza perché ogni storia può servire a farsi un’idea di come accade. Come muore (o si salva) una donna che subisce violenza.

L’autrice rivendica nelle discussioni che seguono molti articoli (parte integrante del blog: leggeteli!) questa necessità di ASCOLTO. Bisogna: ascoltare ognuna delle donne che si rivolgono al Centro anti-violenza, alla propria famiglia, a un’amica. Non sintetizzare le loro storie ma trattenere da ognuna le sue specificità. I suoi dolori. Le sue contraddizioni. Le passioni (sessuali) che racconta. L’amore. I desideri. Per capire come aiutarla davvero e per far sì che siano utili a un’altra dopo di lei. Per non morire, per ricominciare a vivere.

http://finchemortenonvisepari.wordpress.com/

8.03.2012

"Acceptance of papers" - DI COME ESPORRO' LA MIA TESI A DUE CONVEGNI IN POLONIA E GRAN BRETAGNA


'Narratives of Difference in the Global Marketplace': Acceptance of papers



Dear Delegates,

On behalf of Professor Janet Wilson and Professor Belen Martin-Lucas, I am contacting you to confirm that your proposed papers have been accepted for inclusion in the ‘Narratives of Difference in the Global Marketplace’ Conference which is taking place at Avenue Campus, The University of Northampton on 25th and 26th October 2012.

We would greatly appreciate it if you could get back to us to confirm your willingness to give a paper at the conference. Details of how to register and conference payment rates will follow over the next week. The special discounted early-bird registration rate will be extended until 17th August 2012.

Please also let us know if there are any specific technical requirements that are needed for your paper, or if you need a parking space at the University. Furthermore, although much of the event will be self-catered, please inform us, if you have any particular dietary requirements or allergies.

We look forward to welcoming you to the University of Northampton. If you have any further questions do not hesitate to get in touch with me.

Best Wishes,
Larissa

Dr Larissa Allwork
Research Co-ordinator
Division of Media, English and Culture
The University of Northampton






GES Symposium

Dear Eleonora,

Thank you very much for your response to our Call for Papers and for submitting such an interesting proposal.

On behalf of the Organising Committee we are delighted to say that your paper has been accepted for presentation at the Gender in English Studies International Symposium, to be held in Szczecin, Poland, 19-21 October 2012.
We look forward with great interest to meeting you and to hearing your paper.
We will be sending the registration form and other relevant information next week.
If there is anything further we can do, please do not hesitate to contact
us.

On the behalf of GES Organising Committee
Ewa Glapka and Barbara Braid

6.05.2012

"Caro rettore, ci restituisca il corso in Storia delle donne": IL MIO ARTICOLO PER WOMAN'S JOURNAL


Il 31 maggio si è concluso il Seminario Interdisciplinare di Studi di Genere del Collettivo Altereva e patrocinato dal CIRSDE, cui avevo collaborato organizzando la lezione su LINGUAGGIO E GENERE. 

La giornata è stata generosa di approfondimenti, e per me si è conclusa con una splendida cena al "Filo di Marianna" in San Salvario a Torino con tre delle relatrici.

A livello meno personale, questo è l'articolo che ho scritto per Woman's Journal:

http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/06/04/caro-rettore-ci-restituisca-il-corso-in-storia-delle-donne/

Ribadisco: proviamo a riflettere sul POTERE... Dimentichiamolo come “sostantivo assoluto”, recuperiamolo come verbo – perché dia forza all'azione che scegliamo di compiere:

POTERE FARE, POTERE DIRE, POTERE AMARE...

5.08.2012

report [parte 0] di "LINGUAGGIO E GENERE": sulla 'difficoltà' e la bellezza di organizzare un seminario.

Dopo la nota urgente, e non marginale, sulla transizione di sesso nei media online di Audre Lorde (di cui avevamo parlato al seminario) - pubblicata qui - si può raccontare davvero il seminario.

Non pensavo che organizzarne uno potesse essere così ... -. Non dico così "difficile", così "faticoso", così "complicato" perché non sarebbe la verità. La verità è che non avevo idea di come si organizzasse un seminario, ma è stato utilissimo scoprirlo da autodidatta ed ottenere quello che tutti e tutte hanno descritto come un successo (numerosi i presenti nonostante nell'ottica del seminario si trattasse di una lezione di recupero, attiva la discussione al punto che non ci si è presi alcuna pausa)...


Com'è andata in pratica.

Subito, l'idea è di tenere il seminario a metà maggio... e invece arriva la richiesta del Collettivo Altereva di organizzare per fine aprile. Cominciano le corse in biblioteca a leggere "Linguaggio e genere - Grammatica e usi" di Silvia Luraghi e Anna Olita che avevo adocchiato tra gli scaffali traducendo Giap per l'editore Punto Rosso. Lancio nella mailing list del Collettivo di Lingue di Torino di cui faccio parte la proposta di collaborazione e risponde Albana Muco. Ci si divide i compiti...e si parte con le mail.

Scrivo alla Prof.ssa Silvia Luraghi, che immediatamente si dice disponibile a tenere il seminario a Torino. Scrivo ad alcune docenti dell'Università di Torino per capire se possono/vogliono aiutarci nella presentazione o intervenire. Creo immediatamente una cartella mail apposita. La Prof.ssa Daniela Calleri si rivela subito molto disponibile, non presenzierà ma ci aiuta a capire quello che per noi è un argomento del tutto nuovo: il genere grammaticale.

L'idea infatti, da linguiste, è quella di introdurre il seminario comparando l'italiano del genere grammaticale e l'Italia del genere sociale, all'inglese e all'Inghilterra, al francese e alla Francia, allo spagnolo e alla Spagna, al tedesco e alla Germania. Interverrebbero in seguito le co-autrici di "Linguaggio e genere - Grammatica e usi" (ma ad Anna Olita non ho ancora scritto) e pensiamo che sarebbe interessante contattare il Comitato Pari Opportunità dell'Università di Torino o il CIRSDE.

Scrivo ad Anna Olita, che so lavorare full-time, oggi in un ambito diverso da quello della linguistica e del genere. Telefono al Comitato Pari Opportunità e Paola Deiana con estrema gentilezza mi fornisce il contatto di Silvia Nugara, ricercatrice di linguistica che ha pubblicato per il CIRSDE un estratto della sua tesi sul "Neutre barthesiano in un'ottica di genere".

Anna Olita scrive che ci sarà, la risposta automatica della casella mail di Silvia Nugara mi dice che è fuori città, Silvia Luraghi è intanto costretta a ritirare la sua disponibilità. Ma Silvia Nugara rientra e accetta, dichiarandosi però una "non entusiasta del linguaggio sessuato e della femminilizzazione, piuttosto una scettica".

Mancano quindi pochi giorni al convegno, abbiamo due ospiti, la possibilità di un confronto interessante, 140 mail nella cartella e un Power Point da preparare totalmente sul genere grammaticale (perchè intanto si è scoperto che tra Silvia Luraghi ed Anna Olita era più la prima ad occuparsi di linguistica e grammatica, mentre Anna si è concentrata sugli aspetti sociali del genere nel linguaggio - con particolare attenzione al linguaggio degli annunci lavorativi). Ci concentriamo con impegno ed entusiasmo sull'impresa e...ce la facciamo!

Nel prossimo post, pubblicherò volentieri la riproduzione delle slides del Power Point (rivedute e corrette) e il report della "lezione"...

Un ringraziamento doveroso, a questo punto, va alla Prof.ssa Calleri che sul genere grammaticale ci ha chiarito le idee e sul Power Point ha apportato qualche modifica. Un grazie anche ad Anna e Silvia, non solo per il seminario tutto, ma anche per gli ulteriori suggerimenti inviati a riguardo dopo 24 aprile...

5.07.2012

report di "DONNE E MEDIA" al Circolo dei Lettori di Torino

Sabato 5 maggio 2012, DONNE E MEDIA.


Il Circolo dei Lettori, che ho scoperto solo ultimamente, organizza una mattinata sulle donne (sui loro corpi) e sui media: stampa, televisione, web.

Introduce l'Associazione Pulitzer ed interviene per prima l'Assessora alle Pari Opportunità della città di Torino Maria Cristina Spinosa.

Forse la mia è deformazione "professionale"... ma non posso fare a meno di notare una sensibilità solo intermittente per quanto riguarda il linguaggio di genere: si passa da Assessora ad Assessore con facilità, si utilizza il maschile plurale generico...

Maria Cristina si rivela in ogni caso davvero disponibile. Dice che resterà il più possibile (e resta poi per tutta la durata dell'incontro, accetta gli spunti offerti, mette a disposizione un indirizzo mail a cui contattarla) e che vorrebbe porre domande, sentirsele porre, prendere spunto!

In riferimento alle donne nei media, ricorre all'aggettivo "catalogate": stereotipate, denigrate, umiliate, falsate, schiavizzate... sì, ma prima di tutto CATALOGATE; DEFINITE (da altri che non sono ognuna di loro). Mai: autodeterminate.

Interessante l'intervento seguente della storica dei media Paola Pallavicini, che sottolinea come ci si debba rivolgere non tanto ai creativi-creatori delle pubblicità sessiste, quanto ai loro clienti che le commissionano. Da approfondire, poi, il suggerimento di inserire i "diritti dell'immaginario" all'interno dei "diritti di cittadinanza"... Mi viene in mente: riconciliando prima, forse, "rappresentazione" e "rappresentanza"?

Paola lascia aperta un'altra domanda: siamo le stesse che combattevano contro gli stereotipi nei media già 40 anni fa (e quindi abbiamo perso)? O cambia il medium su cui concentriamo la nostra attenzione (nel '75 era la stampa femminile, nell'88 la stampa in generale, oggi la tv)?

Come non segnalare, infine, il riferimento alla legge che sancì il diritto di voto femminile, che presenta alcune oscurità mai sufficientemente analizzate. Per questo, mi ripropongo un approfondimento futuro, che linkerò qui.

Segue la proiezione di alcune interviste realizzate da Patrizia Corgnati per Balòn su Quartarete, programma di cui è conduttrice. Il set è un mercato rionale, le intervistate rispondono ad alcune domande sullo scandalo che ha investito l'ex premier Silvio Berlusconi tra una commissione e l'altra. Da segnalare la rassegnazione generale e diffusa del "Così fan tutte", la convinzione di alcune che "Questo è quello che abbiamo insegnato alle nostre figlie" e l'energico "Le donne no sono soltanto questo" di una delle donne.

Interviene quindi Laura Preite, direttrice del Woman's Journal, che presenta il giornale online e sottolinea più volte che il web non è LA soluzione, ma sicuramente una possibilità in più. Da seguire, sul sito a cui mi proponevo da tempo di dare un'occhiata, la sezione "Stereotipi"!


La riflessione sulle donne e il web e le donne e le nuove tecnologie è molto stimolante. Da quando è morta vanessa ad Enna, ho 10-12 finestre costantemente aperte (ognuna composta di 6-7 pagine)... Siti di cui voglio gli aggiornamenti in tempo reale, siti di reti che condividono intenti, obiettivi, l'argomento-donna. Da una parte, questo mi fa pensare che il web offra amplificate possibilità di connessione, di scambio di idee, di azione. Dall'altra, ogni tanto guardo il lungo elenco dei blog "di genere" che seguo e mi chiedo, come già faceva Silvia Nugara a "Linguaggio e genere": non è che siamo troppo frammentate/i? Non è che c'è qualcosa che non va se ognuna di noi apre un suo, nuovo, blog sul genere? Non è che non ci sentiamo più e proprio più rappresentate da nessuna, salvo poi tenere sotto controllo 2 o 3 siti più degli altri e lì in effetti intavolare discussioni interessanti?


Riusciremo a fare di questa molteplicità una forza e non un difetto?


C'entra con i concetti a volte in contrapposizione di sorellanza tra donne (a volte è quasi un "a prescindere da -") e elogio delle diversità / individualità? Individualità è una brutta parola? Collettività annulla le differenze?


...

Il dibattito si sviluppa andando oltre la prospettiva mediatica che doveva avere, per parlare di (dis)occupazione femminile, di diritti sul lavoro... Specialmente Patrizia è convinta che sia questa la base da cui partire, mentre prevale l'idea che si debba iniziare (cito dal sito dell'Associazione Pulitzer)
dai media, dallo specchio della nostra società, promuovendo da un lato una riflessione pubblica e condivisa sul ruolo e l’immagine della donna nei mezzi di comunicazione, dall’altro una nuova, più rispettosa e dignitosa comunicazione del femminile.
Conclude gli interventi dal palco l'Assessora alle pari Opportunità, sottolineando ancora che non sono le donne a doversi modificare (adeguandosi al "catalogo" citato precedentemente che offre loro il mondo dei media)... ma che spetta a loro MODIFICARE LA COMUNICAZIONE!

Si dà dunque spazio ai commenti dal pubblico, che apportano quasi più spunti del dibattito appena concluso. Intervengono, tra le altre:
  • una Professoressa delle scuole superiori che racconta come, nonostante i modelli televisivi siano più facilmente idealizzabili per le sue alunne del modello che offre lei stessa (si definisce "super precaria"), a scuola abbiano tutte idee molto chiare di cosa vogliono fare in futuro;
  • una rappresentante del movimento "Se non ora quando" che sottolinea come sia ora di proporre, più che le analisi dei "ragionamenti SULLE DONNE", i "ragionamenti DELLE DONNE";
  • l'organizzatore dell'incontro (assieme a Eleonora Pantò) Vittorio Pasteris che evidenzia come i giornali online che devono vendere aumentino verso fine mese l'esposizione di "tette e culi" per rientrare nelle previsioni di guadagno.


Da segnalare positivamente l'intervento di un Docente in materia economica che annualmente propone ai suoi alunni e alle sue alunne il seguente quesito
Perché un/a single dovrebbe pagare le tasse anche per i diritti delle madri sui posti di lavoro?
Le risposte sono di solito tre, di cui solo l'ultima è quella esatta:
  1. In effetti, un/a single non dovrebbe pagare le tasse anche per chi vuole avere dei figli.
  2. Perchè è giusto che si pensi ai diritti delle donne.
  3. Perchè così l'Italia cresce!

UNA MIA CONSIDERAZIONE FINALE (quasi).

Siamo partiti con l'intervento di Maria Cristina Spinosa che chiedeva spunti utili al suo lavoro. Citava, tra le pubblicità sessiste che le erano state segnalate, una in particolare apparsa sui tram della GTT, che -senza entrare nel merito delle vicende politiche recenti- è pur sempre "pubblica".

Mi chiedo quindi (e le ho chiesto, e ho trovato apertura ad una possibile collaborazione in merito): 

  • Perché non vietare a Torino - avendo ogni comune un margine di autoregolamentazione - l'utilizzo di pubblicità sessiste nei manifesti? 
  • Perché non partire, se troppo impegnativo, proprio da quei tram e autobus GTT teatro di sessismo negli ultimi tempi, e vietare sui mezzi le immagini stereotipate e denigranti della donna di cui trattava il convegno?


Certo, resteremmo circondati dalle altre locandine, ma se adeguatamente pubblicizzato sarebbe un gesto fondamentale.

Infine, UNA CONSIDERAZIONE DI PAOLA PALLAVICINI, che faccio mia e che ho espresso in altri termini in altri post, per esempio quello sul "femminicidio" attraverso le osservazioni sull'inglese "gendericide" per assassinii "di genere" in cui la vittima non è una donna:

il prossimo incontro sul tema non dovrebbe intitolarsi DONNE, UOMINI E MEDIA, dal momento in cui nei media non è tanto la donna ad essere stereotipata, quanto la relazione che intercorre tra lei e l'uomo?

Impegnandomi nelle prossime riflessioni (nei prossimi post) ad includere sempre il genere come onnicomprensivo di donne, uomini, relazioni donne-uomini ed (etero/omo/bi/trans) sessualità... vado a pranzare per arrivare in tempo, questo pomeriggio, all'inaugurazione della nuova sede del Comitato per le Pari Opportunità dell'Università di Torino.

Ore 15, via Verdi 8, 3° piano.

5.03.2012

VANESSA, FEMMINICIDIO: due proposte di riflessione.

Dieci giorni fa veniva uccisa Vanessa Scialfa, a 20 anni. Veniva uccisa dal suo fidanzato, convivente, non si capisce. E non importa. Veniva uccisa da un uomo, perché era donna. 

Lorella Zanardo, autrice de "Il corpo delle donne", parla di FEMMINICIDIO. Sotto alcuni dei suoi post si avviano discussioni più o meno civili sull'opportunità del sottolineare il prefisso FEMMINI- al posto del generico maschile OMI-.

Capisco che mi toccherà ancora combattere contro l'accusa di essere maniache, pazze, femministe (in senso dispregiativo), esagerate. Eppure, io non voglio esagerare: diciamo che, almeno per cominciare, non pretendo che se in una sparatoria muoiono tre donne e tre uomini si definisca il fatto "femminicidio e omicidio", come quando salutiamo "tutti e tutte". Però vorrei che il femminicidio esistesse nel vocabolario per definire le uccisioni di donne IN QUANTO donne. E soprattutto, che si parlasse di uccisioni, assassinii, e appunto FEMMINICIDI... e non di "raptus di follia", "omicidi passionali", "assassinii per troppo amore", di "uomini accecati dalla gelosia", "innamorati fino all'estremo"... Per me il folle è il sognatore, per me nella morte non c'è alcuna passione, né amore, per me chi uccide non è cieco, né geloso, né innamorato: è un ASSASSINO. In questo caso: un FEMMINICIDA.

Scopro che Barbara Spinelli mi dà ragione:

Il termine “femicide” (in italiano “femmicidio” o “femicidio”) nacque per indicare gli omicidi della donna “in quanto donna”, ovvero gli omicidi basati sul genere, ovvero la maggior parte degli omicidi di donne e bambine.
Per la precisione, si dovrebbe dire uccisione di una FEMMINA in quanto FEMMINA. Perchè le bambine non siano escluse.

La prima riflessione che voglio fare a questo punto, e che mi sembra non sia ancora stata proposta, riguarda le identità (di genere!) che invece sono escluse eccome dalla parola FEMMINICIDIO: vi sono incluse le donne, le bambine.
E gli uomini? Intendo gli uomini uccisi IN QUANTO uomini. Esistono? Nel commentare quest'articolo su il ilcorpodelledonne accenno ad un dato che mi sembrava di aver intuito ad un seminario, in passato. Dico che mi sembra che le donne morte per mano degli uomini siano il 70% degli omicidi tra uomo e donna (del restante 30% fanno parte gli uomini uccisi da donne). Qui, i dati del 2003, superano la mia previsione. Resta da domandarsi, di questo 30% di OMIcidi, quanti non siano l'epilogo di una violenza sulla donna. Quanti dunque abbiano una reale aggravante di genere sbilanciata al maschile. Linguisticamente, comunque, credo che dovremmo distinguere tra OMIcidi (che a rigor di logica dovrebbe valere solo più per le uccisioni di un uomo UOMO in quanto UOMO), e... qualcos'altro: assassinii? PERSONIcidi?*
Inoltre: come definire gli uomini omosessuali uccisi in quanto omosessuali (da donne o da uomini)?*
Le donne omosessuali uccise in quanto omosessuali (da uomo o da donna)?*
E le persone in corso di transizione sessuale?*

Credo che una vera riflessione di genere debba superare il binarismo gener-ico ed eterosessuale che imperversa nei media e nelle coscienze.

La seconda riflessione che voglio fare, e che in fondo è la prima che ho fatto, su particolari che nessuno sembra aver notato (o comunque nessuno ha sottolineato), riguarda il link alle interviste al padre e la madre presenti nell'articolo di Lorella Zanardo sull'Unità del 28 aprile. Riporto dall'articolo online:
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio del 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle.
Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. 
Ora. Leggendo questa versione del pezzo, mi viene il dubbio che il link non sia stato inserito da Zanardo.
Riproducendo il video, tra l'altro, la scritta in sovrimpressione utilizza esattamente le parole contro cui si scaglia Lorella: "uccisa per gelosia". Questo prima ancora che uscisse fuori quell'orribile, inutile pettegolezzo sul nome dell'ex pronunciato dalla ragazza.
In secondo piano, appare sullo schermo il labbro tremante di questo genitore straziato, che chiede alla giustizia l'occasione che dovrebbe secondo lui essere data ad ogni padre: i due minuti con l'assassino tra le mani del titolo del filmato. 

Ciò che mi sconvolge, però, è detto da lui al trentesimo secondo ("Non ero d'accordo a questa relazione di mia figlia") ma soprattutto dal cinquantesimo in poi:
"Abbiamo litigato e, mi spiace dirlo ma era stato anche per i suo bene, le ho messo le mani addosso...per cercare di non farla andare perché se ne voleva andare per forza. Ho chiamato la questura dicendo che mia figlia se ne voleva andare di casa e mi han detto che se ne poteva andare perché aveva vent'anni ed era libera di fare quello che voleva..."
Come mi sconvolge l'intervista alla madre, che riporto:
- "Aveva un sogno?"
- "Come tutte le ragazze [?] suppongo [!!] avere una famiglia, crescersi i figli, farmi diventare nonna... Questo. Il mio sogno era quello."
...Credo sia chiaro quale sia questa mia seconda riflessione. 


Chi ha ucciso Vanessa? Chi l'ha uccisa? Cosa le hanno insegnato fin da piccola? Chi le ha insegnato che per una sua libera scelta non condivisa dal padre questi avrebbe potuto metterle le mani addosso? Chi lo ha insegnato a lui? Chi dice che "ciò che conta è la famiglia"? Perché la madre confonde i suoi sogni coi sogni di Vanessa e quelli di Vanessa con quelli di "tutte le ragazze"? Chi le ha insegnato quei sogni?


...
Chi l'ha uccisa?






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* Aggiornamento: il 16 aprile 2012, Silvia Nugara, ospite della lezione organizzata in università LINGUAGGIO E GENERE, teneva un seminario integrativo delle lezioni della Professoressa Raus (Lingua francese, Facoltà di Scienze Politiche a Torino).


Ho letto le slides (che potete trovare qui) solo in questo momento... Nella 15... la parola GENDERICIDE:


Gendericide (angl.)  gender + genocide gendericide Mary-Ann Warren « deliberate extermination of persons of a particular sex (or gender)… "gendericide" is a sex-neutral term, in that the victims may be either male or female ».

4.30.2012

report [parte 2] di "LINGUAGGIO E GENERE”: Audre Lorde, alcune riflessioni sulla possibilità di cambiare sesso dopo la morte e sulla degenerazione dei media.


Sì, questa è la “parte 2” del report della lezione "LINGUAGGIO E GENERE: come nasce il genere grammaticale, come il linguaggio diventa sessista?" organizzata da me e Albana Muco per il Seminario interdisciplinare di Studi di Genere del Collettivo Altereva e del Cirsde. So che la parte 1 non ha ancora visto la luce (aggiungerò un link ipertestuale QUI quando la scriverò), ma c'è una questione (grave!) che sento l'urgenza di discutere.

A un certo punto del suo intervento, Silvia Nugara (Dottore* di ricerca in Linguistica Francese presso l'Università di Brescia e l'Université de Paris 3 Sorbonne Nouvelle) ci parla di Audre Lorde, sulla cui vita è uscito un documentario proiettato anche al Torino LGBT Film Festival (che si è concluso senza che purtroppo potessi seguirlo mai).

Audre Lorde:

nera, lesbica, femminista, poeta, madre, attivista...

Così si definiva. Nella pratica, ci spiega Silvia, amava precisare che non avrebbe potuto scrivere altrimenti che a partire da questa/e identità, ma che qualunque bianco e bianca, etero, uomo...che si ritrovasse nelle sue parole era benvenut@ nelle sue pagine, e a fianco a lei nelle lotte. Cercò infatti di creare un movimento di donne “afrotedesche”...

Vediamo cosa dice del documentario “Audre Lorde - Die Berliner Jahre 1984 Bis 1992” il sito del Torino LGBT Film Festival:

Ne emerge il ritratto di una figura unica e carismatica che sfidò razzismo, omofobia, sessismo e classismo.

Vediamo anche cosa dicono online:

articolotre: ritratto di un carismatico uomo che sfidò razzismo, omofobia, sessismo e classismo.
repubblicaritratto di un carismatico uomo che sfidò razzismo, omofobia, sessismo e classismo.
gruppoemmanueleritratto di un carismatico uomo che sfidò razzismo, omofobia, sessismo e classismo.
solleviamociritratto di un carismatico uomo che sfidò razzismo, omofobia, sessismo e classismo.

So che basterebbe così, che sarebbe tutto chiaro anche se non commentassi ulteriormente. Eppure voglio sottolineare che:



  1. Siamo di fronte alle conseguenze PRATICHE del non utilizzo di un linguaggio neutro. Anzi, della sua distruzione. Non voglio assumere qui che il linguaggio neutro sia la soluzione. Come si vedrà dalla parte 1 del report gli spunti dati in merito dalla lezione sul linguaggio e il genere sono vari. Ma resta comunque il fatto che esiste un testo-madre, o -nonna, o -bisnonna, di tutte le scopiazzature online. E che questo testo utilizza la parola “neutra” figura, per altro grammaticalmente di genere femminile. E resta il fatto che, per non riproporla, il primo ad essere scritto tra i testi citati (perchè non si sa chi scopiazza chi) ha deciso di sostituirla con “uomo”. Dimostrando per altro di non aver nemmeno letto bene la seppur breve recensione del film.
  2. Siamo di fronte alla degenerazione dei mezzi di comunicazione italiani... Da Repubblica che è tra le fonti italiane più utilizzate (online e non) e citate, ai siti “amici” Gruppoemmanuele per persone omosessuali credenti e Solleviamoci – proposte per cambiare noi stessi e, di conseguenza, il mondo.


A questi ultimi specialmente vorrei proporre di scrivere seguendo i paradigmi “etici” basilari di un/a giornalista: originalità, citazione con fonte autorevole e comunque segnalata, studio reale sui temi che si trattano. Su Repubblica non ho invece più parole...dopo quest'articolo su Miriam Mafai e altri cento, mille episodi di dis-informazione quotidiana (che se volete, nei commenti, vi spiegherò).

Grazie invece a Silvia per averci fatto conoscere Audre Lorde.
Grazie ai siti che hanno scopiazzato meglio definendola “figura” e a chi ha sciolto il neutro definendola, se non altro, “donna”. Nell'attesa di capire se esiste una soluzione al dilemma del linguaggio di genere: neutralità? somma? negazione?




* Nel report [parte 1] le motivazioni!

4.21.2012

presentazione di "LINGUAGGIO E GENERE: COME NASCE IL GENERE GRAMMATICALE? COME IL LINGUAGGIO DIVENTA SESSISTA?"



24 APRILE, ORE 14-17

LINGUAGGIO E GENERE: COME NASCE IL GENERE GRAMMATICALE? COME IL LINGUAGGIO DIVENTA SESSISTA?

(sala Lauree, facoltà della Lettere e Filosofia - Palazzo nuovo, via Sant’Ottavio, Torino)


Intervengono: 


Anna Olita, co-autrice di LINGUAGGIO E GENERE – Grammatica e usi

Silvia Nugara, Dottore* di ricerca in Linguistica Francese
(Università di Brescia e Université de Paris 3 Sorbonne Nouvelle)




“Il ragionamento è semplice: non si nomina ciò che non esiste e, di conseguenza, non esiste ciò che non viene nominato.”
Così si conclude un articolo di Sassari Notizie (http://www.sassarinotizie.com/articolo-2633-la_sindaca_la_medica_la_dottora_cio_che_non_si_nomina_non_esiste.aspx) dal titolo “La sindaca, la medica, la dottora - Ciò che non si nomina non esiste”, sull’evento promosso dal Comitato pari Opportunità della città sarda: “Il linguaggio: la violenza di negare alle donne di esistere”.
Scegliamo uno dei tanti articoli online sull’argomento (quello su un convegno a Sassari) come descrizione dell’evento perché il dato significativo è proprio questo: nonostante la passione per il ‘linguaggio politically correct’ degli ultimi anni (non esistono più spazzini e spazzine, ma ‘operatori ecologici’ ed ‘operatrici ecologiche’; non più bidelli e bidelle ma ‘personale ATA’), a parte qualche convegno quasi nulla è stato fatto e si fa per fermare l’esclusione dal linguaggio del gruppo di persone che costituisce la metà circa della popolazione mondiale: le donne.
Di qui, l’esigenza di informare ancora i cittadini e le cittadine sul tema, inserendo questa giornata all’interno del Seminario di Studi di Genere organizzato dal Collettivo Altereva e patrocinato dal CIRSDE – Centro di Ricerca e Studi delle Donne, a suo tempo pensato proprio per sopperire ad una mancanza (cronica?) dell’ateneo e della società nei confronti delle “tematiche di genere”.
Tutto ciò, sperando che sia a partire da un'altra giornata, l’ennesima, in tema di esclusione dal linguaggio, che si inneschi un meccanismo diverso di promozione (e non esclusione) delle identità.
Nello specifico, il tema sarà analizzato a partire dalle origini del genere grammaticale fino ad arrivare ad un’idea di genere “sociale”, passando attraverso il confronto tra le lingue (e le diverse situazioni) europee e l’Italia.

*Nel report le motivazioni!




4.19.2012

SU L’ECONOMIA DEL PENE E SUI COMMENTI A L’ECONOMIA DEL PENE


Il 15 aprile 2012 Fabio Sabatini scrive sul suo blog su MicroMega un articolo dal titolo “L’economia del pene”.
Gli do un’occhiata veloce ed intuisco che si tratta non di una proposta (cosa che avrebbe meritato immediata lettura e infuriata risposta) ma di una critica a una proposta passata, una critica a tale “economia del pene” su cui si disquisisce a partire da una recente ricerca svolta da Tatu Westling sulla correlazione (secondo lui) tra il Pil di un paese e la lunghezza media del pene in erezione dei suoi abitanti nel periodo 1960-1985. Vi risparmio i dettagli, vi cito solo che i grafici assumono la forma di giganteschi falli eretti……………
 Archivio l’articolo nelle cose-da-leggere, ma non in quelle urgenti.
Qualche giorno fa trovo un attimo di tempo, clicco sul link, leggo un testo anche discreto – che critica la ricerca di Westling con un sacco di buone argomentazioni, tranne una delle più importanti cui dedica un solo accenno nella parte finale del pezzo:
E le donne? Se quasi tutto dipende dal pene, qual è il ruolo della forza lavoro femminile nella produzione e nella crescita economica?
So bene che non a tutti e tutte possono essere chiare le ragioni femministe per criticare molto più approfonditamente lo studio di Westling…ma mi chiedo se devo accontentarmi o no. Salvo l’articolo nella mia cartella “GENERE”, così magari lo rileggerò tra un po’, e chissà se la penserò diversamente. Seleziono tutto dall’inizio e…il cursore oltrepassa la firma di Sabatini ed evidenzia i commenti.
Lì mi fermo (pietrifico?) e DEVO continuare nella lettura di tutto un mondo che mi era sfuggito.
Il 15 aprile alle 19.32, micromago scrive:
Il pene se non ho capito male sarebbe il pisello dei borghesucci (tipo Fantozzi Mariomonti etc)
Noi operai che abbiamo il caxxo, quindi, faremmo alzare lo spread?
E’ qui che vogliamo andare a parare, gira che ti rigira: non ditemi che Mariomonti sta pensando a una tassa proporzionale alla lunghezza, perché di nuovo il carico fiscale peserebbe tutto sulle nostre s.palle
E venti minuti dopo, alle 19.51:

Il Pd ha preso posizione sulla questione? Loro notoriamente sono molto penati: che ha detto Bersani entrando nel merito?
Rosario, invece, scrive alle 20.04:
Secondo un calcolo “a spanne”, basato sulle proporzioni dell’organo maschile, il pil degli africani dovrebbero stare al primo posto al mondo e quello dei cinesi all’ultimo.
La realtà invece dimostra ampiamente il contrario…

Riecco micromago:
Si tratta di uno studio tendenzioso.
Qui si cerca di far passare il pene quale fattore inflativo, e di scaricare la colpa sugli operai che siccome guadagnano poco devono avere il pene lungo, cosa che farebbe impennare il Pil con il conseguente aumento dei prezzi e la perdita di potere d’acquisto (per gli operai) che ne consegue.
Quindi le politiche di austerità contro i lavoratori sarebbero giustificate, ed è per questo che occorrono tecnici ipodotati come Monti Giarda Fornero etc -lunghezza media dei peni relativi in rapporto alla carriera fatta, si può ipotizzare un 7 cm di media a pieno regime (quindi una crescita dello 0.7 su base mensile, dacché i borghesi hanno tre erezioni l’anno in media, come risulta dal celebre studio del 1969 condotto dagli scienziati Mazzacihucciezz Institute of Teconolocy della California sotto la direzione del celebre -ai suoi tempi- doctor Bernard)

Paolo Palazzi scrive alle 22.15:
[…] Tutta la teoria della crescita mainstream è basata su questo tipo di “dimostrazioni”, il merito dell’imbecillità del paper sulla lunghezza del pene può essere quello di mettere in luce la grandi imbecillità delle teorie della crescita. Mi piacerebbe immaginare che l’obiettivo di quella tesi di dottorato fosse proprio una presa per i fondelli della teoria della crescita.
Benissimo, nel catalogo annoveriamo l’operaio col caxxo (che però si auto-censura), che egli indica come superiore a (più lungo di) pisello, che è quello di Mariomonti, e che di Mariomonti teme la gelosia; un acuto osservatore e africanista che nota incongruenze “tecniche”; Monti e la Fornero con un pene di 7 cm, i borghesi con 3 erezioni l’anno; infine il difensore timido della tesi sulla crescita proporzionale di peni e economia che suggerisce che potrebbe essere in realtà una critica incompresa al concetto di crescita.
Ulisse Nessuno, finalmente, alle 7.53 del mattino dopo scrive l’unico post davvero serio, lo copincollo nei commenti perché è molto lungo.
Intervengono alcune donne, poi commentano di nuovo alcuni uomini. Riporto in sintesi il peggio:
Elisabetta crede di trovarsi di fronte a un tipo particolarmente spiritoso:
Secondo me, l’autore di questo paper aveva voglia di farsi due risate e se le é fatte… Non penso che neanche lui si prenda sul serio perche’ le critiche al lavoro sono fin troppo facili.
Io premio il senso dell’umorismo. Tanto di cavolate, gli economisti, ne dicono comunque tante… […]
Anche Michele sembra divertirsi:
Sabatini, ma lei pensa che gli articoli pubblicati sui top 5 journals siano più interessanti della correlazione tra pene e PIL? Almeno questo è divertente […]
Ma poi si riscatta, anche se la sua osservazione non può che lasciare una certa amarezza:
Lei sa bene che oggi conta più la “forma” che la sostanza e questo, associato alla necessità di pubblicare sull riviste ad alto IF, porta a scrivere certe scemenze. I lavori non infarciti di econometria e di demenze microeconomiche non li pubblicano. Il risultato: l’economia è una scienza del pene fatta da gente con un pene al posto della testa.
Silvana critica le tesi di Westling, ma deve “premettere che non è femminista”. Inoltre, io di sentirmi dire che le donne “hanno buon senso e di economia pratica si occupano quotidianamente”, mi sono anche un po’ stufata:
Premetto che non sono femminista, ma visto che queste teorie “econometriche” ci hanno condotto nell’attuale situazione economica, non sarebbe meglio che le posizioni decisionali siano occupate dalle donne che hanno buon senso e che di economia pratica si occupano quotidianamente? Io sono fermamente convinta che saprebbero trovare una soluzione ai problemi dell’occupazione e della crescita economica anche, e soprattutto, senza una laurea bocconiana.
Tocca quindi a tuberpippo:

Qualcuno ha studiato cosa è successo dopo il 1985 con l’introduzione in commercio del Viagra e simili? Penso che si dovrebbero tentare correlazioni con il diametro. Ed eventualmente studiare l’antico detto di economia popolare: non lungo che fori, non grosso che rompa, ma duro che duri!
Claudio propone verifiche da effettuarsi col righello:
In un ottica di lotta all’evasione bisognerebbe inserirlo nel redditometro, verifiche fiscali con il righello
Ora io dico:
a che scopo Sabatini ha scritto il suo articolo? Dimostrare, come ben dimostrano i commenti al suo blog, che se la ricerca di Westling ha avuto successo è perché ci sono schiere di commentatori pronti ad utilizzarne (e approfondirne o colorirne) i termini fingendo di criticarla?
Rileggo bene, ancora una volta, l’articolo…e noto un sottotitolo significativo, decisamente ammiccante, catalizzatore del pubblico che come previsto si dedica alla lettura del pezzo e al commento dello stesso:
Pene e Pil: le due forze che muovono il mondo?
…e i due collegamenti intertestuali davvero esplicativi, che non riporto per non pubblicizzarli anch’io:
-          uno che mostra la bandierina italiana, la misura italiana, e il disegno di un pene - con sotto il righello;
-          l’altro che si presenta come un database di misura dei peni, con tanto di mappamondo e sfumature di colore che danno un’aria tanto seria alla cartina, salvo poi spiccare più in basso la didascalia “Facebook Friend calculator”.
Torniamo alla mia domanda:
a che scopo Sabatini ha scritto il suo articolo? Dimostrare, come ben dimostrano i commenti al suo blog, che se la ricerca di Westling ha avuto successo è perché ci sono schiere di commentatori pronti ad utilizzarne (e approfondirne o colorirne) i termini fingendo di criticarla?
Dimostrare, come ben dimostra il suo articolo sul suo blog, che se la ricerca di Westling ha avuto successo è perché ci sono schiere di articolisti e commentatori pronti ad utilizzarne (e approfondirne o colorirne o addirittura illustrarne) i termini fingendo di criticarla.

4.17.2012

AGENDA FEMMINISTA (E DI TRADUZIONE)

Settimana intensissima ed interessantissima, questa:




LUNEDI 16 APRILE - si laurea un'amica in Giurisprudenza con una tesi sul diritto del lavoro declinato in una prospettiva di genere


MARTEDI 17 APRILE - ore 14) il Laboratorio Sguardi Sui Generis sarà ospite del Laboratorio di Scienze Sociali a cura della Prof.ssa Raffella Ferrero Camoletto per proporre un incontro su RIAPPROPRIAZIONE DELL'IMMAGINARIO SESSUALE E DECOSTRUZIONE DEGLI STEREOTIPI ETERONORMATIVI: LA SFIDA POLITICA DEL POST-PORNO (aula 6, Palazzina Einaudi dell'Università degli Studi di Torino, Lungo Dora Siena 68/a)


- ore 16) terza lezione del Seminario di Studi di Genere organizzato dal Collettivo Altereva e dal CIRSDE - Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne dal titolo TRIBUNALI: RIPRODUTTORI DI VIOLENZA DI GENERE? PROBLEMATICHE ED EVOLUZIONI (sala Lauree della Facoltà di Lettere e Filosofia, Palazzo Nuovo, via Sant'Ottavio 20)


- ore 19) appuntamento con Albana Muco per organizzare la lezione "tre-bis" del Seminario di Studi di Genere, che si terrà martedì 24 aprile dalle ore 14 alle 17


MERCOLEDI 18 APRILE - ore 10) ricevimento-studenti della Prof.ssa Calleri, che ha adottato come testo d'esame "LINGUAGGIO E GENERE - Grammatica e usi" di Anna Olita e Silvia Luraghi (docente della lezione del Seminario di Studi di Genere organizzata da me e Albana), per concordare una sua introduzione al seminario


- ore 12) conferenza di Francesco Urzì (traduttore al Parlamento Europeo di Lussemburgo) su COMBINAZIONI LESSICALI ITALIANE - ALLA SCOPERTA DELLA LORO UTILITA' ED ELEGANZA ATTRAVERSO IL 'DIZIONARIO DELLE COMBINAZIONI LESSICALI (Aula Magna del Palazzetto Venturi, via Verdi 25)


- ore 13) incontro con Francesco Urzì


- ore 16) Seminario ANALYSER LES DISCOURS POLITIQUES ET INSTITUTIONNELS: NOTION DE "FORMULE" ET ENJEUX DISCOURSIFS tenuto da Alice Krieg-Planque, da Université de Paris-Est Créteuil e UPEC (aula 3, Palazzina Einaudi dell'Università degli Studi di Torino, Corso Regina Margherita 60)


GIOVEDI 19 APRILE - ore 12) lezione pratica sull'utilizzo di SDL TRADOS per gli studenti e le studentesse del corso di Informatica applicata alla comunicazione multimediale magistrale, tenuto dalla Prof.ssa Cristina Bosco


- ore 14) DICTIONARIES FROM THE POINT OF VIEW OF THE USERS, conferenza di Paul Bogaards, leiden University Editor in chief International Journal of Lexicography (aula 2.9, via Giolitti 30)


- ore 18) FemmiLetture - SPAZIO DI LETTURA E RACCOLTA DI TESTI DI GENERE organizzato da Altera - Generatore di Pensieri in Movimento (Acquario di Altera, primo piano di Palazzo Nuovo fronte aula 33, via Sant'Ottavio 20)


- ore 21) mi riposo con la visione di MILLENNIUM - UOMINI CHE ODIANO LE DONNE in lingua originale! (Cinema Massimo, via Verdi 18)